Resilienza

Resilienza, accettare che il tuo melanoma sia tornato 17 anni dopo.

Accettare e affrontare un intervento chirurgico, le terapie, il posizionamento del port-a-cath , gli effetti collaterali dell’immunoterapia. 

Resilienza. Accettare, affrontare e cadere quando la terapia viene sospesa definitivamente. E rialzarsi. Ricostruirsi piano piano. E scoprirti più forte. 

Resilienza. Andare avanti con forza e determinazione controllo dopo controllo anche quando si intravedono brutte sorprese.

Resilienza. Continuare con la vita di tutti i giorni anche quando sembra che tutto possa crollarti addosso da un momento all’altro. 

Resilienza. Organizzare la festa di compleanno dei tuoi bimbi o magari la Prima Comunione anche quando dentro di te vorresti solo fuggire lontano. E tornare solo quando avrai la certezza di sapere cosa fare. 

Resilienza. Sapere che  questa certezza non l’avrai mai.

Resilienza. Tuo marito che “scappa” nel suo lavoro. 

Resilienza. Sul divano con una copertina e un dvd della Disney  con i tuoi bimbi quando sei molto giù. 

Resilienza. Voler proteggere i tuoi bambini dalla tua malattia e dalla tua tristezza.  

Resilienza. Voler proteggere i tuoi genitori. Perché da quando sei mamma anche tu, li capisci molto di più’ .

Resilienza. Una sorella che non ti abbandona mai. Che forse ha più paura di te ma è sempre lì a combattere con te. 

Resilienza. Avere delle amiche fantastiche. Perché anche se non hanno un tumore come te,   sono resilenti come te e ti aiutano ad esserlo ancora di più. 
Resilienza. Avere dei compagni e compagne di avventura resilenti come te. Che affrontano come te ogni giorno belle notizie, brutte notizie, interventi  e terapie ma si rialzano e combattono più  forti di prima. 

Resilienza. Trovare qualcosa di buono nonostante tutto. 

Resilienza. Nodulini nei polmoni. Polmoni, organi vitali.

Resilienza. Ammettere di avere paura. 

Resilienza. Avere paura ma anche fiducia e fede. 

Resilienza. Riuscire a raccontare tutto nei tuoi articoli. 

Resilienza. Il mio blog

Resilienza. Io e miei fantastici medici.

Resilienza. Le attese che sembrano infinite. 
Resilienza. Fidarsi e affidarsi. 

Con il cuore e il sole dentro. 


Annunci

Una tappa importante, la tua Prima Comunione

Cara Gaia, siamo arrivati a questo momento tanto atteso. A questo momento così speciale della tua vita. A questa tappa così importante. Non so se oggi riuscirò a trattenere le lacrime. Aldilà dell’emozione intensa  per la tua Prima Comunione,  emozione sicuramente innegabile,  non posso fare a meno di pensare a  due anni fa. A quel pomeriggio subito dopo la visita chirurgica, in attesa di essere chiamata per l’intervento. Ritornando da sola in macchina dall’ospedale, mentre Silvia mi precedeva verso casa, sono crollata  in un pianto disperato. Lacrime e singhiozzi. Ricordo di essermi addirittura fermata perché non riuscivo più a vedere nulla, non riuscivo più nemmeno a  guidare. Ho chiamato Silvia o meglio mi ha chiamato lei non vedendomi arrivare e ci siamo incontrate. E li’ sedute su una panchina le ho rovesciato addosso tutto. La  paura e l’angoscia per  tutto quello che stava per accadere, per  tutto quello che sarebbe potuto accadere e per tutto quello che avrei potuto perdere. Due erano le cose che in quel momento più fremevano nel mio cuore. Il primo giorno di scuola di Giulia e la tua Prima Comunione. Poi in un momento di delirio tra le lacrime , le ho anche detto quali scarpe e borse le avrei lasciato. 

Mi ero ripromessa che avrei fatto di tutto per esserci e così è stato sia per Giulia che per te,   eppure guarda caso anche oggi non è finita. Subito dopo la tua Prima Comunione  ci aspetta un periodo un po’ difficile. Tu e i tuoi fratellini lo sapete già perché la mamma in qualche modo ve ne ha parlato. Con le giuste parole, con i giusti toni ha  cominciato ad avvisarvi che la mamma tornerà in ospedale,  che potrebbe non tornare a dormire per una o due notti e che a volte potrebbe essere stanca. Che potrebbe tornare di nuovo a casa con il drenaggio, quella strana sacchettina che in voi suscita curiosità e apprensione . E tu come sempre sei stata quella più “curiosa”. Sei stata tu a farmi 1000 domande anche se cerchi e hai sempre  cercato  di nascondere la tua paura e la tua preoccupazione.  Un  genitore, una  mamma un papà, vorrebbero sempre proteggere i figli dalle sofferenze. E io non sono da meno. Non so se potrò  proteggerti da tutto ma sicuramente per quanto mi riguarda lotterò ancora una volta con le unghie con i denti per vincere questa ennesima battaglia. Lo farò per me stessa sicuramente, ma come ogni mamma lo farò per te, per  Giulia e per Alessandro. 

Ora godiamoci questa giornata meravigliosa, questo momento così speciale della tua vita in cui incontrerai per la prima volta Gesù. 

Ti voglio bene Gaia e sono orgogliosa di essere la tua mamma.

” La vita è un’opportunità, coglila.

La vita è bellezza, ammirala.

La vita è beatitudine, assaporala.

La vita è un sogno, realizzalo.

La vita è una sfida, affrontala.

La vita è un dovere, compilo.

La vita è un gioco, giocalo.

La vita è una promessa, mantienila.

La vita è dolore, superalo.

La vita è una canzone, cantala.

La vita è una lotta, accettala.

La vita è un’avventura, sfidala.

La vita è fortuna, creala.

La vita è troppo preziosa, non distruggerla.

La vita è vita, difendila.” 

                                           Madre Teresa di Calcutta

“Siamo tutte un po’ Wondy “

” Siamo tutte un po’ Wondy”. Come diceva Francesca Del Rosso, alias Wondy. Ho appena finito di leggere per l’ennesima volta l’ intervista su Vanity Fair di Alessandro Milan,  il marito di Francesca Del Rosso, scomparsa quattro mesi fa per un tumore al seno. E per l’ennesima volta l’ho letto mentre le lacrime solcavano il mio viso. Per la prima volta ho sentito Cristian, mio marito, pronunciare la parola “toccante” dopo avere letto questo articolo. 

In questi giorni di vacanza mi sono regalata diversi momenti di lettura. Momenti solo per me. Mi mancava veramente tanto leggere. Trovare del tempo per leggere. Ricordo quanto leggevo da “giovane ” durante il liceo ma soprattutto negli anni di Università durante i lunghi tragitti sul treno regionale Bergamo-Brescia. Oltre alle indimenticabili chiacchierate con la mia amica e compagna di corso Elena, su quei vagoni divoravo decine di libri. Quando scoprivo un nuovo autore, per caso o magari seguendo il consiglio di qualcuno, andavo a recuperare e leggere tutti i suoi libri. 

E così è stato anche con Francesca Del Rosso. 

Dopo aver letto per ben due volte “Wondy, ovvero, come si diventa super eroi per guarire dal cancro “, sto recuperando piano piano tutti i suoi libri, a partire da “Breve storia di due amiche per sempre”. 

Anche qui, pur non parlando di cancro troviamo delle donne Wondy. Perché lei aveva ragione, siamo tutte un po’ Wondy. 

Sono Wondy le donne come me che combattono con un cancro. Con la forza e le paure che ne conseguono. Con l’ipocrisia di chi pensa che solo perché non ti hanno asportato un seno e non hai perso tutti i capelli, allora non è stata poi tanto dura. Con l’ipocrisia e l’ignoranza di chi pensa che sia un capitolo chiuso. Ma non lo è mai purtroppo. Nel bene e nel male. Perché la paura e la forza che hai scoperto di avere, non ti abbandonano mai. 

E questo vale anche per tutte le altre donne Wondy. Quelle che vivono la malattia di un figlio o di un genitore. Quelle che si barcamenano tra figli casa e lavoro. O magari un lavoro vero non c’è l’hanno più. Quelle che faticano a conciliare il loro essere mamme e donne in carriera. Quelle che fanno da mamma e da papà’ perché sono rimaste sole. 

Siamo tante Wondy. Siamo tutte Wondy a modo nostro. E siamo bravissime a sostenerci. 

Voglio dire Grazie a tutte le Wondy della mia vita. 

A mia sorella e a mia mamma (instancabile nonna Wondy  per i miei bambini)

Alle mie insostituibili AMICHE.  

Alle fantastiche mamme di scuola, quelle che nella rubrica del telefono all’inizio si memorizzano con ” Mamma di …”. Grazie di cuore, perché da semplici conoscenti alcune di voi sono diventate davvero amiche sincere e valido supporto. 

E dopo le assidue letture di questi giorni, non potevo non aggiungere un altro desiderio alla mia lista. Far decollare finalmente il progetto del Mio  Libro. Con la fantastica e preziosa collaborazione della mia amica Paola, Social media Manager – Community Manager

http://paolatoini.it/

Pensieri notturni 

Perché un articolo può nascere anche dai pensieri notturni di  una pagina Facebook.
In questo periodo a volte mi sembra di vivere la vita di un’altra persona. Mi sembra di osservare il mondo dal vetro di una finestra. Come se tutto quello che sta succedendo, non stesse succedendo a me. 
Avevo vissuto le stesse sensazioni due anni fa in questo periodo, nel periodo in cui arrivo’ la prima recidiva. 

E ora è di nuovo un periodo molto difficile. Un periodo in cui a volte solo per qualche ora riesco a non pensare al mio melanoma. 

A una possibile recidiva. 
E poi all’improvviso torna dirompente il senso di paura e angoscia. 

Il nodulo al polmone e’ cresciuto. 

Si prospetta un intervento chirurgico. 

Si parla di possibili terapie post intervento. 

Il cuore inizia a battere forte. La testa diventa pesante. I pensieri si fanno confusi. 

Paura speranza angoscia e ottimismo si mescolano in un turbinio di emozioni contrastanti. 

E se di giorno con mille cose da fare mi sembra di riuscire a ” fuggire ” … di notte e’ davvero impossibile.

Attese… 

Corridoi come questi odorano di attese. 

Corridoi come questi potrebbero raccontare tante storie. Storie di attese. Storie di speranza. Storie di lacrime di gioia. Ma anche lacrime di disperazione. Storie di abbracci in cui rifugiarsi. Storie di sguardi silenziosi di comprensione. Dove le parole non servono. 

 Corridoi come questi sono segnati dai passi ripetuti di un’attesa. Avanti e indietro avanti e indietro.

 I passi di un papà che magari aspetta la nascita del suo  bambino  durante un taglio cesareo. Mentre per la mamma l’attesa sono stati nove mesi meravigliosi. 

L’attesa di un esame o di un’operazione importante. Per il paziente prima di entrare in sala e per i parenti e gli amici che lo aspettano con apprensione durante l’intervento. 

L’attesa del chirurgo che si concentra prima di entrare in sala operatoria. Perché sa che su quel freddo tavolo operatorio c’è una persona. Un uomo, una donna o un bambino.  Con una storia. Con una famiglia e degli amici che aspettano qualche notizia. C’è una persona che si è affidata a lui e alle sue mani. Una persona che sa per certo che il suo medico farà tutto il possibile. 

L’attesa di un esame scolastico. La Maturità, gli esami di Università e la tesi di Laurea. Mi ricordo ancora l’ansia e l’agitazione per ogni interrogazione e per ogni esame. E ogni volta mi dicevo: “Beh, superato questo…” E invece ogni volta c’era sempre una nuova attesa e un nuovo esame. 

E anche adesso, in questa nuova avventura e’ così. Ci sono sempre attese. Ci sono esiti da attendere. Ci sono decisioni da prendere. Ci sono momenti che durano troppo. Ci sono responsi che vorresti subito ma purtroppo non sempre  è possibile. Convivere con un’attesa e con il dubbio che ne consegue, almeno per me è ancora più snervante di una brutta notizia. Perché una brutta notizia ti porta comunque a delle decisioni da prendere. L’ attesa ti porta solo all’attesa. Puoi fare ipotesi, puoi sperare, puoi pensare, ma non puoi agire. 

E per chi come me trova nell’agire il suo Modus Vivendi e il suo affrontare la situazione, e’ molto molto difficile. 

E alla fine, nel tuo macchinare mentale, nel tuo fare mille  ipotesi e nel trovare tutte le possibili soluzioni, l’unica cosa da fare e’ fidarsi e affidarsi. 

Con un sorriso. 

E con  il cuore.