Un foglio a quadretti un po’ stropicciato

Nei periodi più bui della vita, un cancro, un melanoma metastatico, un lutto o un’immane  tragedia come quella che stiamo vivendo in questo momento, nelle poche ore di sonno in cui riusciamo a dormire, dimentichiamo tutto. E stiamo bene. E al risveglio, con la testa ancora sul cuscino, con gli occhi mezzi chiusi, ci illudiamo che sia stato solo un brutto sogno. Un terribile incubo. Ma basta una frazione di secondo per tornare alla cruda realtà. Per ritrovarci catapultati nella triste realtà. Una pandemia che sta mietendo vittime in ogni dove. E la nostra meravigliosa città, Bergamo, è stata tremendamente colpita. La paura, la tristezza la disperazione. Ormai ognuno di noi ha perso qualcuno. Un nonno, un genitore, una sorella, una madre, un figlio, un nipote o un’amico. E siamo qui, chiusi nelle nostre case nella speranza che tutto vada bene. Con i nostri bambini.  E i nostri bambini vivono tutto questo. E lo vivono anche attraverso i nostri sorrisi, le nostre lacrime, le nostre emozioni.  In queste giornate apparentemente tutte uguali. Ci ascoltano ma soprattutto ci osservano. Ci abbracciano (quando possono farlo) quando capiscono che siamo tristi per l’ennesima perdita. Ci scrutano per carpire la nostra preoccupazione. Aspettano con ansia un sorriso su un viso un po’ tirato. E sanno stupirci. Sanno meravigliosamente stupirci. Stamattina quando sono venuta in cucina molto presto per la mia terapia ho trovato questa bellissima sorpresa. La mia Giuli. La mia dolcissima Giuli. Non so se davvero li sto proteggendo dalle paure più profonde. Ho sempre avuto questo cruccio. Fin da quando mi sono ammalata cinque anni fa. Da quando la paura della morte legata alla malattia fa spesso capolino.  Bambini miei, continuerò a essere il vostro ombrello. Soprattutto in questo periodo tragico e surreale. Continueremo a cercare una cosa bella e una cosa brutta alla fine di ogni giornata. E oggi alla fine della mia giornata, comunque vada, la mia cosa bella sarà questa poesia su un foglio a quadretti un po’ stropicciato.

Oggi sono venuta in ospedale. Sono venuta a ritirare i miei farmaci salvavita. Già, perchè senza di loro i miei polmoni e magari qualche altro organo del mio corpo un giorno potrebbero cedere. No, non per il COVID 19, che qui a Bergamo sta davvero facendo una strage. No, la colpa è di un maledetto melanoma metastatico che da 5 anni è tornato per sconvolgermi la vita. Lo stesso brutto male che ieri si è portato via una dolcissima amica. E io dovrei essere felice per la mia Tac?! La mia bellissima Tac in regressione? Forse dovrei perchè potrei sembrare un’ ingrata che non apprezza la vita. Potrei sembrare un’ ingrata perchè in fondo la mia terapia sta funzionando. Dovrei essere felice. Ma oggi proprio non ce la faccio. Troppe tragedie in ogni dove. Michi… questo  maledetto melanoma ti ha attaccato alle spalle come un vigliacco senza darti la possibilità di lottare. Ti ha strappato ai tuoi cari e a noi tuoi amici. E non potremo nemmeno salutarti. Perchè purtroppo te ne sei andata in uno dei periodi più bui tristi e difficili che abbiamo mai vissuto. Non hai mai perso il tuo sorriso. Eri sempre allegra e solare. Forse per questo è nata subito una bella sintonia. Rileggo i nostri ultimi messaggi e le lacrime scorrono senza tregua. Rabbia e tristezza. Scorrono. In un periodo già difficile. Scorrono le lacrime. In un periodo in cui tante, troppe persone stanno soffrendo. Non poter rimanere vicino a una persona cara mentre soffre. Aspettare con ansia la telefonata giornaliera dei medici. Sperare di non ricevere mai l’ultima telefonata. Non poter abbracciare figli mariti genitori… Avere paura per se stessi e per gli altri. Quella paura che noi pazienti oncologici viviamo sempre. La paura che tu Michi  hai avuto quando hai capito che questo brutto mostro ti avrebbe portato via per sempre. La paura dei pazienti che si ritrovano soli e spaventati in ospedale. Pazienti, uomini e donne di ogni età. In questo periodo più che mai la malattia e lo spettro della morte ci aleggiano intorno. E ci sentiamo impotenti e vulnerabili. E cosa possiamo fare. Dobbiamo cercare di sorridere. Per noi e per i nostri bambini che scrutano ogni nostra espressione. Spiegare con sincerità e dolcezza quello che sta succedendo, ma soprattutto con una bella manciata di speranza. Perchè dobbiamo sempre crederci e mai mollare. Come hai fatto tu Michi. Perchè che sia un terribile virus o un maledetto cancro, sono sempre nemici subdoli contro cui combattere. E non dobbiamo mai smettere di farlo. Come fanno ogni giorno medici, infermi, tecnici, operatori socio sanitari e chiunque lavori nei nostri ospedali. Oggi. Come ogni altro giorno dell’anno. A voi il Nostro più umile Grazie. E noi continuiamo a fare la nostra parte. Non dobbiamo mai smettere di credere sperare e lottare. Anche solo con un sorriso. 

E oggi la Tac…

In questo clima surreale in cui tutti cerchiamo di non soccombere tra la paura e la speranza, il tempo continua a scorrere. Per noi pazienti oncologici che continuiamo con le nostre terapie salvavita e i nostri esami. Oggi sono venuta in clinica per la mia Tac. L’ infermiera e il Tecnico di radiologia sono stati veri e propri angeli. Non che di solito non sia così. Ma oggi si percepiva chiaramente un ‘attenzione e una sensibilità speciale. Oggi prima di sedermi su quel lettino ho avuto un attimo di sconforto. Due lacrime hanno gonfiato gli occhi. La paura per il melanoma è sempre la stessa ormai da cinque anni. Ma oggi c’era anche la tensione per tutto ciò che sta succedendo attorno a noi. Il virus. Le malattie. La morte. Ieri una persona a me cara  ha perso la sua mamma e non ha nemmeno potuto salutarla. E’ angosciante e terribile.  Le sirene delle ambulanze rompono il silenzio. Spesso. Troppo spesso. Con una frequenza terrificante. Gli ospedali sono al limite. Medici, infermieri Tecnici e tutto il personale sanitario lavorano senza sosta. Sono esposti più di chiunque altro. Molti di loro purtroppo sono stati contagiati. Le raccomandazioni e le direttive ormai arrivano da ogni dove. Auguriamoci che Tutti ne capiscano l’importanza. Preghiamo e speriamo che tutto questo sia presto solo un lontano ricordo.  Preghiamo e speriamo che ci abbia insegnato qualcosa.

Un giorno in Pronto Soccorso… ai tempi del Coronavirus

Qualche giorno fa mia figlia Giulia dopo essersi alzata la mattina presentava alcuni sintomi sospetti relativi a una patologia renale di cui aveva già sofferto alcuni anni fa. In un altro periodo l’avrei portata in Pronto soccorso senza pensarci due volte. Ma, vista l’emergenza in cui ci troviamo mi sono fermata un attimo a riflettere. Chiamare i numeri istituiti per il Coronavirus non aveva senso.  Ho chiamato il centralino dell’Ospedale chiedendo di parlare con il Pronto Soccorso Pediatrico. In un attimo mi ha risposto una Dottoressa molto gentile a cui ho spiegato i sintomi di Giulia e in breve la sua storia clinica. Mi ha suggerito di portare Giulia da loro perchè la situazione doveva essere valutata e approfondita. Una volta arrivate al Triage  abbiamo indossato entrambe una mascherina e in poco tempo siamo state mandate in Pronto Soccorso Pediatrico. Giulia è stata visitata, hanno effettuato degli esami e ci hanno sistemato in una camera singola in attesa.  Quando mi affacciavo fuori dalla porta i miei occhi incrociavano gli occhi degli altri genitori sopra la mascherina. Occhi che sorridevano con empatia e comprensione. Il timore e la preoccupazione erano palpabili nell’aria ma le Dottoresse e le infermiere facevano di tutto per tranquillizzare noi e i nostri bambini. Il Pronto Soccorso era praticamente vuoto. Dopo diverse ore gli esami di Giulia sono tornati nella norma soprattutto la pressione che aveva destato non poche preoccupazioni. Cosi siamo state dimesse con precise indicazioni sul da farsi. E con un buona dose di tranquillità nel cuore. Nonostante tutto. Nonostante il periodo surreale che stiamo vivendo.  Anche in questa occasione ho potuto constatare la professionalità e la competenza dei nostri medici e dei nostri infermieri. Io sono praticamente di casa in ospedale. Da cinque anni ormai. Cinque anni di melanoma metastatico. E nel mentre alcuni ricoveri per le mie ragazze. Si fa presto a giudicare. E’ capitato anche me, purtroppo. Ma mai come adesso,  in questa situazione drammatica di emergenza dovremmo metterci una mano sul cuore. E ringraziare. Medici infermieri tecnici e tutte le figure sanitarie che ogni giorno lavorano per noi e si espongono in prima persona. Pensare e pregare per tutte le persone malate. Per chi non si preoccupa di questo Virus perchè purtroppo ci pensa un melanoma a rovinarle la vita. Per chi invece  ha ricevuto una diagnosi di Coronavirus  ed è sconvolto e terrorizzato. Per chi ha una persona cara ricoverata ma per le dovute misure di sicurezza non può stare con lei. Abbiamo tutti paura. Non sappiamo cosa ci aspetta e questo ci spaventa ancora di più. Soprattutto per chi è più fragile. E’ difficile sorridere ed essere positivi  in questo periodo. Ma dobbiamo provarci. In questo periodo di fermo forzato a casa con i miei bambini ho riscoperto il piacere di stare con loro senza le corse dei mille impegni quotidiani. Qualche passeggiata, cucinare insieme, i Lego, il Didò fatto con il Bimby, i giochi in giardino e i gessetti sul porticato. E persino i compiti fatti con più calma e volentieri. E’ difficile ma dobbiamo provare a sorridere. Dobbiamo continuare a sperare. Fidarci e affidarci. Anche se questo significa sorridere con gli occhi dietro a una mascherina. Perchè quando gli occhi brillano, anche il cuore sorride.