Il mio articolo per A.O.B. onlus

Un’altra bellissima ed emozionanate soddisfazione. Il mio articolo per A.O.B. onlus, Associazione Oncologica Bergamasca.
Come illustrato anche nella sua Mission, “E’ una realtà locale, gestita interamente da persone che operano a titolo di volontariato. Opera per dare risposte concrete ai bisogni e per facilitare il percorso di cura e la qualità della vita dei malati oncologici e delle loro famiglie.
La sua mission è quella di “assistere l’ammalato oncologico in modo globale ponendolo al centro di un sistema di cura e di attenzioni”
In stretta collaborazione con i Reparti di Oncologia e Radioterapia ed in sinergia con il neo costituito Cancer Center dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, sostiene e sviluppa progetti e attività di Ricerca, Ascolto, Assistenza e Comunicazione a beneficio del territorio di tutta la comunità bergamasca.”
Da quando sono in cura presso l’oncologia dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII ho toccato con mano tante delle loro attività ed iniziative.
I volontari in corsia, il supporto psicologico, l’assistenza e il progetto parrucche. Alcuni degli studi di ricerca che A.o.B. sostiene, Ce.R.Mel. Centro di ricerca e cura del melanoma e i Protocolli Clinico Sperimentali.
Vi invito a visitare il sito internet perchè ciò di cui vi ho parlato è solo una goccia nel mare.
Nella sezione link del blog trovate sia il sito internet di A.O.B. che il link dell’ultimo notiziario.

Qui vi lascio invece il mio articolo, scritto con grande piacere e grande emozione per il loro notiziario.

Articolo per A.O.B onlus

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Il mio primo articolo

Perché allontanarsi visto che i problemi ti seguono ovunque?

Soprattutto un problema così grande da rappresentare costantemente una spada di Damocle sulla testa… Un maledetto melanoma al terzo stadio!

Me lo sono chiesta tante volte in questo viaggetto meraviglioso. Tra un massaggio, un libro, una passeggiata, un bagno in piscina, una pedalata, una canzone… Perché sono partita?

Ed ecco la risposta:

Perché finalmente ho agito con pò di sano egoismo.

Perché da tempo avrei voluto farlo ma (c’è sempre un ma…) prima i figli, la famiglia, il lavoro, mille impegni e non era mai il momento giusto per meritarmelo.

Perché comunque la tua malattia, e soprattutto la tua terapia del venerdì, sono lì che ti aspettano…
Così come la tac di controllo a fine mese.

Perché se è vero che stare da soli può aumentare la tristezza, a volte poter essere tristi, non essere forti a tutti i costi è quello che vuoi .

Perché è vero che allontanarsi può aiutare, è allo stesso tempo è vero che allontanarsi amplifica le emozioni… Tutte le emozioni, anche quelle che fanno paura.

E tu hai bisogno di metterti in gioco anche con le tue paure… e con le sorprese della vita.

Una vita strana, prima eri Tu che portavi la terapia e un sorriso ai tuoi pazienti, e ora ti ritrovi dall’altra parte.

Non ero mai partita da sola, per svago intendo… Ero stata a lavorare in un ospedale missionario in Madagascar nel 2005 ma non ero sola, convivevo e lavoravo con gli altri missionari, con medici e infermieri .

Mentre guidavo, lunedì… (mi piace tanto guidare da sola, mi rilassa… puoi cantare e pensare) mi chiedevo come sarebbe stato, mi chiedevo persino come sarebbe stato mangiare da sola al ristorante… E invece senza volerlo due simpatiche ultra settantenni di Padova molto in gamba, mi hanno fatto compagnia e le ho invidiate… Alla loro età potrò raccontare a figli e nipoti con un grande sorriso e altrettanta soddisfazione?!

Lo so che è una domanda che tutti ci facciamo e di cui non abbiamo una risposta, ma da quel 24 febbraio per me il pensiero della morte ha assunto altri toni; la parola cancro, la parola tumore sono orribili… ma la parola metastasi, almeno per me, è stata devastante… Il mondo ti crolla addosso e la disperazione ti porta a pensare che non ci sia più nulla da fare. E invece c’è da fare!

L’intervento, la riabilitazione, le cure oncologiche, il supporto di cure omeopatiche, l’alimentazione (grazie al supporto della mia amica Michi di Feel Gluten Free; link qui), la psicoterapia…

E sapersi affidare con fiducia, sorridere, pensare positivo… Perché quello che conta è avere il sole dentro, circondarsi dei proprio affetti e qualche volta allontanarsi e prendersi del tempo per sé.

Per piangere mentre si ascolta una canzone o mentre si scrive un articolo davanti al lago di Levico, piangere a singhiozzi perché ripercorrere in parte questi mesi e vedere per la prima volta tutto nero su bianco fa davvero male.

Ma alla fine quando butti tutto fuori, quando ti sfoghi stai meglio, ti asciughi le lacrime e riparti un pò più forte di prima, per te, per i tuoi bimbi meravigliosi per il tuo fantastico marito.

Già da un pò mi frullava in testa l’idea di iniziare a scrivere e sentivo che questo viaggio poteva essere l’occasione giusta… Un grazie alla mia amica Paola (lamiafamigliasensational.it e sensationalpaola.it) per avermi dato il “LA” per iniziare…

Mary

Ci vediamo “dall’altraparte”

Marina