Dio non poteva essere dappertutto, così ha creato le madri. (Proverbio ebraico)

Quando oggi  ho saputo della tua scomparsa ero al bar e sono scoppiata a piangere davanti a una cliente. Dopo essermi sfogata un po’ mi sono asciugate le lacrime, ho terminato il lavoro e sono andata a prendere i miei bambini. Ho trascorso il pomeriggio con la morte sul cuore ma con un sorriso sul volto solo per loro.


Ora sono qui nel mio lettone accanto al mio piccolo Ale che si è addormentato. Come tante altre volte anche questa volta mi chiedo come sia possibile accettare di lasciare i propri cuccioli. Come l’idea stessa di doverli lasciare non ci faccia impazzire. Quando avevo ricevuto la diagnosi ricordo che non riuscivo più a guardare le foto dei miei bambini e la mia casa è piena di foto dei miei bambini e di noi cinque tutti insieme.


Avevo persino cambiato lo sfondo del cellulare con un paesaggio perché vedere le foto dei miei bambini mi creava un’angoscia incredibile Poi però era proprio vicino a loro che riuscivo a ritrovare la calma quando ero agitata e spaventata. Mi bastava osservarli dormire, sdraiarmi accanto a loro, seguire il ritmo del loro respiro tranquillo e anche il mio cuore si calmava, il mio animo si rasserenava. Stasera non basta il respiro calmo e il calore di Ale qui vicino a me. 

Stasera le lacrime continuano a scendere pensando a te amica mia, giovane mamma come me che hai trascorso gli ultimi due mesi in ospedale soffrendo perché non potevi vedere i tuoi bambini, ringraziando infinitamente tuo marito, i tuoi fratelli e i tuoi genitori per tutto quello che stavano facendo per te e per i tuoi bambini. Stasera non mi basta pensare che sei un angelo meraviglioso. Stasera sono arrabbiata triste e spaventata perché questo maledetto melanoma ti ha portato via.

Stasera  vorrei solo che tu fossi ancora ancora  accanto ai tuoi bambini. 

Buon viaggio Roby … RIP 

Annunci

Una goccia nell’oceano 

Come diceva Madre Teresa “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno”.


Ogni anno a settembre a Pedrengo si svolge la “Festa nel Parco”,  organizzata da AVIS e AIDO, per raccogliere fondi per la U.I.L.D.M. per la lotta alla distrofia muscolare.

Quest’anno il comitato festa nel parco di cui mio papà è non solo il presidente ma soprattutto un attivo volontario insieme a tante altre volenterose persone, ha fatto una donazione anche al Ce.R.Mel, Centro di Ricerca clinica e Transazionale per la cura del melanoma dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
La Festa nel Parco ormai è una tradizione che dura da quasi quarant’anni. Ricordo quando ancora si faceva proprio nel parco di Pedrengo, ricordo le patatine fritte e i pesciolini nel cono di carta, ricordo la ruota a premi, ricordo la pedana di legno dove si ballava. Più avanti negli anni quando la festa si è spostata nell’area feste ricordo i pranzi della domenica dove spesso ho fatto da volontaria per servire i tavoli e l’immancabile Asta dei fiori la domenica pomeriggio, i giochi per i bambini, gli spettacoli di ballo, la musica serale, la tombola e la lotteria.


Ricordo da sempre l’entusiasmo e la voglia di fare di tutti i volontari e di tutti i partecipanti. Spesso era l’ultimo weekend di settembre prima della ripresa delle scuole e ancora oggi è l’ultima festa dell’estate quella che segna con un po’ di malinconia la fine del periodo delle feste estive.
Questa donazione per me è per ovvi motivi, una grandissima emozione, una grande soddisfazione e una punta di orgoglio. Non dimentichiamo comunque che Ce.R.Mel è uno dei tanti lodevoli progetti avviati e sostenuti da A.O.B, Associazione Oncologica Bergamasca di cui avevo già parlato in un mio articolo (https://marydallaltraparte.com/2016/07/19/il-mio-articolo-per-a-o-b-onlus/


Il Ce.R.Mel permette a tanti pazienti come me di potersi curare, di poter star bene, di poter combattere questa brutta malattia.
E con una lacrima sul cuore non posso non pensare a chi, nonostante bellissimi gesti come questo, questa battaglia non l’ha vinta. In particolare a Beppe che proprio quest’anno ci ha lasciato a causa di un maledetto melanoma.
Per lui, per me e per tanti pazienti come me è giusto continuare a lottare, a combattere anche concretamente attraverso la ricerca attraverso la cura e la prevenzione perché non si perda mai la speranza, la voglia di vivere e la voglia di fare.


Perchè “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno” -Madre Teresa-