Il tempo che passa

Quando passi tanto tempo in ospedale il tempo sembra fermarsi. E invece mentre tu osservi e gioisci per i piccoli progressi quotidiani della tua piccola grande donnina, fuori il mondo va avanti. I tuoi bimbi con le loro giornate scolastiche, i compiti, le attività sportive e le videochiamate che ormai sono diventate un appuntamento quotidiano. La stanchezza e l’amore infinito dei tuoi genitori che si occupano dei loro nipotini. La disponibilità, l’intraprendenza e l’affetto della zia Silvia che anche in questa situazione veste perfettamente i panni della nostra super caregiver. Le corse del nostro papà tra il lavoro al bar e l’ospedale, con qualche imprevisto quando la Toyotina della mamma decide di non partire più dopo troppi giorni ferma nel parcheggio vicino all’Ospedale.

Ieri è stata una giornata difficile. Gaia si è svegliata felice perché il suo piedino sta finalmente meglio e riesce persino ad appoggiarlo (Gaia è ricoverata per una sospetta osteomielite e sta rispondendo molto molto bene alla cura antibiotica)

Gaia ha tanta voglia di andare a casa o almeno di iniziare il conto alla rovescia. Ma purtroppo questo non è ancora possibile. E ieri non appena i medici sono usciti dalla stanza, i suoi occhioni blu si sono riempiti di lacrime. Non è la prima volta che succede da quando siamo qui. È normale. Gaia ha 11 anni e nessuno soggiorna volentieri in ospedale, soprattutto quando vede che inizia a stare meglio. L’ho abbracciata forte e le ho detto che ci servirà ancora un po’ di pazienza. Le ho portato cartoncini forbici colla e brillantini e ha iniziato a preparare qualche decorazione di Halloween. Io ho sentito un magone crescere dentro. Le ho detto che dovevo scendere un attimo per prendere i buoni pasto per noi genitori. È lì, davanti al cassiere della banca dell’ospedale, ho iniziato a piangere. Lacrime copiose e silenziose. È la prima volta da quando hanno ricoverato Gaia che riesco a piangere. Forse è vero che quando la vita ti mette spesso in difficoltà diventi più forte e impari a trattenere. Ma quanto fa bene piangere!!! Ti trattieni per la tua bimba e per la tua famiglia ma quanto è liberatorio buttare fuori tutto.

Quando sono tornata con gli occhi un po’ arrossati ma con un bel sorriso, l’ho trovata felice e sorridente con i suoi lavoretti e il suo solito entusiasmo. Perché i bambini sono così. Meravigliosamente sorprendenti.

Ieri sera poi prima di dormire mi ha detto: “ Io sono fortunata mamma, perché ci sei tu sempre qui con me. Pensa quei bambini che non hanno più la mamma”. “Hai proprio ragione piccola mia… buona notte e sogni d’oro”

E allora ho pensato a questo maledetto melanoma, a tutte le volte che mi trovo a dubitare del mio futuro. Come donna ma soprattutto come mamma. Mi dispiace “caro” il mio melanoma, anche se hai deciso di rendermi la vita difficile portandomi a questo quarto stadio… io ho troppe da cose da fare fuori da questo Ospedale. Prima fra tutte. Veder crescere i miei bambini.

Vivere a pieno il tempo che passa. Vivere la vita. Vivere, Non sopravvivere.

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