Eccolo lì il momento. 

Eccomi qui nella splendida Sardegna. Mare cristallino, sole, sabbia e vita da mare senza orari, vita da vacanza. E per me anche tanta ombra. Perchè sarà anche un fatto psicologico ma io non amo più fare la lucertola al sole. E non è solo perchè non posso.

Quando ero piccola al mare non mi scottavo facilmente. Anzi a differenza di mia sorella capelli rossi e lentiggini io diventavo un bel carboncino senza grossi problemi. Mi è sempre piaciuto abbronzarmi, essere un po’ abbronzati ci rende più carini soprattutto se durante l’anno siamo mozzarelle come me.

Anche se non ho mai fatto lampade né prima né dopo la diagnosi di melanoma ovviamente.

Da quando nel ’98 sono stata operata sono diventata protezione solare 50+ dipendente. Eppure nonostante l’intervento non mi sono mai considerata una paziente. Non so se è perché non mi ero realmente resa conto del rischio, non so se è perché ero giovane e un po’ incosciente o magari perché non l’ho mai visto scritto nero su bianco, non avendo avuto l’istologico del pezzo operatorio.

Ho sempre fatti miei controlli nei tempi indicati ma durante quei controlli non avevo mai la preoccupazione e l’ansia che invece ho oggi quando faccio la Tac. Eppure negli anni qualche episodio degno di preoccupazione c’era stato.

Una piccola macchia al fegato rilevata durante l’ecografia per cui era stato necessaria una Tac che aveva fortunatamente escluso fosse una metastasi.

Oppure quando proprio sulla cicatrice del sospetto melanoma si era formato un altro neo che era stato asportato ma che dall’esame istologico era risultato essere un nevo benigno.

Insomma in questi lunghi 17 anni il mio melanoma era un qualcosa che forse c’era stato ma che non mi portavo addosso.
Mi ricordavo di lui quando dovevo fare un’anamnesi clinica ad esempio quando compilavo le schede ostetriche e ginecologiche per il parto dei miei bambini e quando non ho potuto donare le cellule del cordone ombelicale proprio per il mio vecchio sospetto melanoma.

Quindi fino a febbraio dell’anno scorso il melanoma era solo un ricordo, un intervento come gli altri.

Infatti quando inizialmente ho sentito quel “nodulo” che sembrava un nodulo al seno, non ho pensato neanche per un minuto al mio vecchio melanoma, ho pensato a un possibile tumore al seno.

E io che ne avevo visti tanti, mi ero già fatto il mio film mentre camminavo nel viale delle mie ex Cliniche.
Mi immaginavo l’intervento, la chemioterapia nel mio ex Day Hospital, alcuni miei ex Medici e le mie ex colleghe. Mi immaginavo la perdita dei capelli, la radioterapia, la parrucca o la bandana.
Mi ero già costruita il mio film, ero spaventata non posso negare che non lo fossi mentre aspettavo l’esito prima dell’agoaspirato e poi dalla biopsia ma per quanto spaventata ero “tranquilla” perché sapevo o meglio ero convinta di sapere che cosa mi aspettava e questo mi aiutava un pochino a sopportare il peso di una possibile diagnosi.

Invece poi il mio film è stato completamente rivisto.

Nessun nuovo tumore al seno ma peggio. Una metastasi linfonodale del mio vecchio, ormai non più sospetto melanoma.

E adesso era più difficile girare questo film.

Perchè ad ogni visita, ad ogni colloquio, ad ogni esame c’era qualcosa di nuovo che non ti aspetti. A volte colpi di scena positivi, come la PET negativa, altre volte colpi di scena sconvolgenti come la TAC encefalo che rivela una millimetrica impregnazione contrastografica per cui è stata necessaria la risonanza encefalo fortunatamente negativa.

E poi l’intervento di svuotamento ascellare con il sacrificio del muscolo pettorale. E un braccio destro che ancora oggi fa i capricci.

E l’attesa dell’esame istologico. E la prima visita oncologica.

1 linfonodo positivo su 25. Oltre alla metastasi.

Melanoma al terzo stadio. Terzo stadio.

Eccolo lì il momento. Da quel preciso momento io mi sono sentita la protagonista del film. E il mio antagonista è il mio melanoma al terzo stadio. Il mio melanoma che è tornato dopo 17 anni. Il mio melanoma al terzo stadio che mi fa tanta paura.

Tanta paura e tante incognite. Nuove attese per la compatibilità allo studio clinico.

E anche una volta iniziata la terapia il film non prosegue come io avrei voluto. Non prosegue le sue puntate nei 365 giorni che avevo calcolato.

Purtroppo no. Effetti collaterali, colonscopia, sospensione della terapia. Delusione, paura, tristezza e rabbia.

Eppure quasi un anno dopo eccomi qui. All’ombra di un gazebo a scrivere di questo film che per ora non ha un finale. Questo film che continua con la sua protagonista che a colpi di Tac negative sta vincendo una battaglia dopo l’altra contro il suo antagonista. Un melanoma al terzo stadio che nel bene e nel male ormai fa parte di lei.

3 risposte a "Eccolo lì il momento. "

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